La maledizione di Castel Doria

Pubblicato: 31 ottobre 2018 in Senza categoria

Ci sono delle leggende intorno a Castel Doria; specialmente quella dell’ultimo principe.
La leggenda dice che un condotto sotteraneo conduceva al castello alla chiesa di San Giovanni di Viddacuia (Viddalba), sita all’altra riva del Coghinas,e questo sotterraneo i Doria lo avessero scavato per recarsi alla messa nei giorni di festa.
I Galluresi dicono che l’ultimo principe si chiamasse Andrea Doria, e nel 1527 riacquistò i possidimenti occupati dagli Spagnoli.
Mentre il principe passava l’inverno nel castello, una dama, moglie o figlia forse di un cavaliere al servizio dei Doria, si innamorò perdutamente di Andrea. Ma per quante appassionate dichiarazioni ella gli facesse, egli non la volle sentire mai, anzi una volta infastidito dell’amor suo, la respinse rudemente, minacciando di espellerla dal castello se non lo lasciava in pace.
Arsa dall’amore e dall’odio, dall’umiliazione subita, la dama invocò l’aiuto di una famosa maga che dall’alto delle rocce desolate dominava le due isole vicine, con le sue magie e i suoi incantesimi.

– Madonna – rispose la maga
– Io non posso fare nulla per voi. Il cavaliere è devoto a San
Giovanni che lo preserva dagli incantesimi d’amore. Nessun filtro e nessuna magia può influire nel suo cuore…però Madonna, io posso mettervi in contatto con qualcuno che ne può più di me. –
La dama acconsentì; la maga la pose in corrispondenza col demonio, e il demonio in cambio della sua nobile anima, le diede la potenza di trasformarsi, di fare malefici e stregonerie.
Invasa dallo spirito infernale la dama innamorata tentò ancora, in ogni modo, di averer l’amore di Andrea Doria: ma San Giovanni preservava il cavaliere dagli amori colpevoli, vane riuscirono le ultime lusinghe di lei.
Cosi l’amore si trasformò in odio e la dama si diede tutta al male e alla perversità. Un giorno tramutò il suo volto in quello di una vecchia, si vesti da maga e si introdusse nel sotterraneo che conduceva dal castello alla chiesa.
Mentre Doria si stava recando alla messa, con qualche cavaliere al seguito, la maga lo fermò e gli disse:

– Nobile Messere, mi ha mandato a te San Giovanni di Viddacuia, per dirti ; bada, ti sovrasta una grande disgrazia! Il giorno che vedrai i campi del Coghinas ricoperti di cavalli e cavalieri verdi, quel giorno il tuo castello sarà espugnato e tu con la tua corte sarete appiccati per la gola su gli spalti del Castel Doria! –

Detto ciò la dama spari. Con quale stupore e paura invadesse l’animo dei cavalieri a tale arcana profezia.
Andrea Doria, fu colto da una grande malinconia, ma si fece animo, fortificò il castello e attese, sicuro di non lasciarsi vincere. Mandò le chiavi del sotterraneo, che racchiudeva i tesori, a sua sorella che viveva a Genova,e, fidente in Dio e in San Giovanni, aspettò.
Venuto il mese di maggio, i campi del Coghinas erano coperti di asfodelo e di fieno altissimo, ella compi la sua magia. In una notte trasformò tutti i fusti dell’asfodelo e i flessuosi gambi del fieno in tanti cavalli verdi, montati da guerrieri armati di scudi e di lance verdi, vestiti da tuniche e da corazze verdi.
Quando all’alba Andrea Doria scese sui bastioni per aspirare la fresca brezza dell’aurora floreale, impallidi.
Egli vedeva il suo castello assediato da quell’armata verde, immensa, che si perdeva nell’orizzonte, e sentiva che questo immane e misterioso nemico, venuto all’improvviso da terre ignote, avrebbe invaso e debellato il suo forte.
E la terribile profezia della maga gli tornava in mente: << Sarai appiccato per la gola su gli spalti di Castel Doria.>>
Mai! Prima sarebbe morto per mano sua! E infatti, vista la verde armata avanzarsi sempre più numerosa e minacciosa, il prode Doria si precipitò dal bastione e mori sfracellato sulle rocce sottostanti.
Lui morto e l’esercito verde spari, e tornò l’asfodelo e il fieno nei campi del Coghinas.
E nella fresca serenità della azzurra mattina echeggiò una risata diabolica, una triste risata di un anima dannata.
Era la dama-maga che dall’alto del suo ballatoio aveva veduto compiersi la vendetta!

(Grazia Deledda).

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Siete pronti per questa notte di paura? Sedetevi e mettetevi comodi.

Ogni domenica, un giovane si recava al cimitero per deporre dei fiori sulla tomba della madre. Vedendo la tomba accanto senza un fiore e ne mise uno. Una sera stava rientrando a casa, senti una voce alle sue spalle, si voltò e vide una bellissima ragazza che lo chiamò chiedendogli di farle compagnia fino a casa sua, perché aveva fatto tardi a casa di un amica. Iniziarono a parlare, scopri che si chiamava Maria e aveva 18 anni e faceva la sartina.
Il giorno dopo ripassò nella stessa via, ritrovò Maria che gli chiese di nuovo di farle compagnia per delle compere. Il giovane le chiese di voler conoscere i suoi genitori, Maria gli rispose di avere pazienza e che aveva messo al corrente i suoi genitori di questo amore.
Una sera Maria, iniziò a fare un discorso strano come se fosse un addio. Gli disse se non ci potessimo più vedere, mi devi promettere che sarai felice con tua moglie e i tuoi figli. Il giovane le rispose che la moglie sarebbe stata lei e che i figli sarebbero stati i loro.
Alcuni giorni dopo, non incontrò Maria, si recò presso la sua abitazione. Iniziò a bussare alla porta e si presentò un anziana signora. Il ragazzo le chiese se Maria abitasse qui, ma la l’anziana signora rispose che si ricordò di questa Maria ma era morta più di dieci anni fa, ed i genitori erano ricoverati presso una casa di cura.
Come ogni domenica si recò alla tomba di sua madre,  vide alcuni operai che aprivano la tomba accanto a quella della madre, dove metteva sempre un fiore. Vide che stavano mettendo un altra bara. Il giorno successivo preso dalla curiosità, si recò per capire chi avessero messo. Grande fu lo stupore di scoprire che all’interno della tomba, si trovavano tutti i fiori che aveva messo sulla tomba. Erano freschi come appena raccolti lo stesso giorno. Riconobbe in quella foto il volto di Maria, la ragazza che aveva accompagnato varie volte per le vie della città.

Ora è nella notte il momento delle streghe, quando i cimiteri sbadigliano e l’inferno stesso alita il contagio su questo mondo.
(William Shakespeare)

 

In questa notte di paura, è tradizione raccontare le storie più paurose che si conoscono. Ogni città, paese, borgo ne ha sempre qualcuna che si tramanda da generazioni. Le mie sono tutte ambientate a Sassari, in Sardegna.

Una leggenda narra che nella notte del Venerdì Santo, intorno alla mezzanotte, si vedano delle suore camminare con delle candele che escono dal Duomo in processione fino alla vecchia cappella di San Giacomo, nel complesso che una volta ospitava i condannati a morte. Si racconta che, nel caso si riesca a vedere, la processione non debba essere interrotta, in nessun caso. Riguardo questo, vi racconto una storia vissuta quasi personalmente. Una notte mia zia, che abitava in un palazzo della piazza adiacente alla cappella di San Giacomo, ha udito dei canti gregoriani che provenivano dal cortile. Aprì la porta che dava su un terrazzino, e in lontananza vide una persona vestita di nero, con il capo coperto da un velo o un cappuccio. In mano una candela. Camminava lentamente all’interno del cortile. Ad un tratto si fermò e si voltò nella direzione di mia zia. La luce fioca della candela le illuminò parzialmente il viso…lo spettacolo fece terrorizzare mia zia. San Giacomo è disabitato dalla metà del Cinquecento.

C’è un altra leggenda, questa volta è ambientata in una villa situata in Viale Caprera. La casa viene chiamata in due modi: Villa Caria e Villa Caprera. Si narra che in questa enorme villa durante la notte si sentano dei lamenti e dei lamenti strazianti provenire dalla casa e dal giardino. Ci sono versioni diverse, una delle quali parla del fantasma di una bambina intrappolato nei piani superiori. Qualsiasi persona o istituzione abbia abitato quei locali, è scappata quasi subito. Molti credono che Villa Caprera sia la villa situata quasi di fronte alla Chiesa dei Cappuccini ma non è cosi. La villa che erroneamente viene scambiata per Villa Caprera ma effettivamente si trova in Viale Trieste ed è abitata.

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La storia che vi sto per raccontare si tramanda nella mia famiglia da tre generazioni. Fu raccontata per la prima volta a mia nonna quando era ragazzina. Mettetevi comodi…

In un locale al centro di Sassari vecchia, c’era un forno a legna gestito da una fornaia, dove gli abitanti della città andavano a cuocere ogni tipo di prelibatezza. Una notte verso mezzanotte, la fornaia si accorse di essere rimasta senza fiammiferi e chiese a una signora che abitava in quella zona se poteva procurarsi degli altri cerini. La cliente uscì dal negozio e in quell’istante passò una processione, pregavano con una candela accesa. La processione si fermò davanti al forno e la cliente che si stava recando a prendere i cerini, chiese ad una partecipante alla processione se le prestava la candela per mettere fuoco alla legna. Prese la candela, accese il fuoco, ritornò a restituirgliela e non trovò nessuno. Pensò che la processione fosse passata, senza farci troppo caso spense la candela la pose in un angolo. Finito il lavoro andò a riprenderla e vi trovò l’osso di un braccio. Spaventata andò da un sacerdote, raccontò il fatto e chiese come comportarsi. Lui le disse di farsi coraggio, di prendere l’arto e uscire fuori dal forno laddove era passata la processione la sera prima. Avrebbe visto tutte “persone” con le candele, tranne una. E cosi fece. Al primo accenno di rumore prese il braccio e andò fuori. Stava passando la processione e nonostante avesse molta paura, attese. Proprio come le aveva detto il sacerdote, vide tutti con la candela tranne una persona. Le si avvicinò piano e le porse l’osso del braccio; appena quella persona lo toccò, il braccio tornò ad essere una candela e la processione prosegui. La donna si fece il segno della croce e tornò in panetteria.

Fantasmi e spiriti…Ci credete?

La leggenda del filo rosso narra che ognuno di noi nasce con un invisibile filo rosso legato al mignolo della mano sinistra.
Questa leggenda è una credenza molto diffusa nel Giappone, che si rifà ad un’antica leggenda cinese.
Questo filo ci legga indissolubilmente alla persona a cui siamo destinati: il grande amore. Le due persone sono destinate ad incontrarsi, non importa quanto tempo dovrà passare, o le distanze che le separano.
Il filo rosso, sarà lunghissimo e fortissimo e non si spezzerà mai. Sarà lo stesso destino a tenerlo saldo e unito finché non si incontreranno.
Durante la Dinastia Tang, Wei era un uomo che, rimasto orfano di entrambi i genitori in tenera età, desiderava sposarsi e avere una grande famiglia; nonostante i suoi sforzi era giunto in età adulta senza essere riuscito a trovare una donna che volesse diventare sua moglie.
Durante un viaggio Wei incontrò, sui gradini di un tempio, un anziano appoggiato con la schiena ad un sacco mentre stava consultando un libro. Wei chiese all’uomocosa stesse leggendo; l’anziano rispose di essere il Dio dei matrimoni e, dopo aver guardato il libro, disse a Wei che sua moglie ora era una bambina di tre anni e che avrebbe dovuto attenderla altri quattordici anni prima di conoscerla.
Queste parole non convinsero Wei che, per sentirsi libero di scegliere da solo la donna da sposare, cosi ordinò al suo servo di uccidere a bambina destinata a diventare sua moglie.
Il servo pugnalò la bambina ma non la uccise: riuscì soltanto a ferirla alla testa e Wei, continuò con la sua vita alla ricerca della moglie.
Quattordici anni dopo Wei, ancora celibe, conobbe una bellissima ragazza diciassettenne proveniente da una famiglia agiata e si sposò con lei. La ragazza portava sempre una benda sulla fronte e Wei, dopo molti anni, le chiese il motivo perché non se la togliesse nemmeno per lavarsi. La donna, in lacrime, raccontò che quando aveva tre anni fu accoltellata da un uomo e che le rimase la cicatrice.
Cosi Wei le rivelò tutta la verità e capi che quel vecchietto del tempio aveva ragione: sin dalla nascita siamo destinati a qualcuno e che niente e nessuno può rompere quel legame.

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Oggi ho voluto rifare il dolce per eccellenza…il tiramisù.
Questo dolce dovrebbe essere fatto il giorno prima, se magari avete un pranzo in famiglia o un compleanno come nel mio caso.
Nella mia famiglia esistono due tipi di tiramisù: uno con l’alchermes, mentre l’altro senza il liquore e con caffè decaffeinato per i bambini.
L’ultima versione è stata personalizzata da mia madre.

Eccovi la ricetta con l’alchermes su due strati per sei persone:

250gr di mascarpone,
250gr di panna fresca da montare,
3 moka da 3 di caffè zuccherato,
50gr di zucchero bianco,
28 savoiardi su due strati,
alchermes a piacere,
cacao amaro q.b.
1 pirofila in alluminio da 6

Procedimento:

Fate 3 moka di caffè zuccherato versate il contenuto in un recipiente, e mettetela in frigo.
Prendete un piatto, versateci il mascarpone e lo zucchero, mescolate fino a far amalgamare il composto…deve essere liscio senza grumi.
Nel frattempo versate la panna tolta dal frigo nella planetaria. Una volta montata aggiungete il mascarpone e mescolate a mano. Prendete la pirofila va bene anche in alluminio, versate sul fondo abbastanza caffè da ammorbidire i biscotti senza farli “annegare” devono risultare morbidi.
Spruzzate un po’ di alchermes e mettete la crema fino a ricoprire i biscotti. Ripetete per il secondo strato, una volta finito setacciate il cacao amaro fino a ricoprire tutto.
Mettete in frigo e lasciate riposare tutta la notte.

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Sono stata nominata da Emma di https://eatunes.wordpress.com e da Giusy di https://vitadagrifondoro.wordpress.com per il Liebester Blog Award. Si tratta di far conoscere dei blog appena nati che hanno meno di 200 followers. E’ un riconoscimento che fa un blogger ad un altro.

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Ecco le regole che devono seguire i partecipanti:

  1. Ringraziare il blog che ti ha nominato;
  2. Rispondere alle 10 domande;
  3. Nominare altri 10 blog;
  4. Comunicare la nomina ai 10 blog scelti.

Ringrazio con tutto il cuore https://vitadagrifondoro.wordpress.com e https://eatunes.wordpress.com per avermi dato la nomina in queste ore. Ne sono davvero onorata, non sapevo nemmeno l’esistenza di questo premio. Vi ringrazio 🙂

Risponderò ad entrambe le domande in un unico post.

1.Qual è l’argomento principale di cui parla il tuo blog?

Del lavoro che manca, di ricette e di musica

2. Descriviti con 3 aggettivi

Dolce, sensibile, sincera

3. Cosa fai la mattina appena sveglia?

La mattina non faccio colazione

4. Se non abitassi nella tua città, dove vorresti vivere?

Milano decisamente

5. Qual è l’hobby o attività a cui non rinunceresti per nulla al mondo?

Viaggiare e lavorare a maglia

6. Hai mai detto: … Mi ha cambiato la vita? Se sì, in quale occasione?

Si, quando ho sistemato i denti

7. Consiglia un libro ai tuoi lettori e spiega la motivazione

Cime Tempestose- Emily Brontè rimarrà sempre un classico

8.Qual è stato, finora, il giorno più bello della tua vita?

Quando ho cambiato casa

9. Immagina di poter trascorrere la serata con chi vuoi tu (anche personaggi famosi). Chi sceglieresti?

Megan Mullally

10. Esprimi un desiderio

Trovare un lavoro.

Le mie nomination sono solo cinque perché gli altri blog che seguo hanno molti follower.

http://saracorneritalia.wordpress.com

http://greypearlgrace.wordpress.com

http://leormedelleparole.com

http://maplesexylove.wordpress.com

http://menuadhoc.wordpress.com

In questi due anni sono successe tante cose, tra cui l’anniversario del mio blog.
E’ raro portare avanti un’ idea che ti è balenata in testa per giorni. Ho sempre cercato un modo per potermi sfogare, anche solo scrivendo….e funziona.
In due anni vi ho fatto conoscere tutto quello che mi circondava, le leggende, la musica che ascolto più spesso…ho fatto in modo di farvi sentire partecipe….spero di esserci riuscita.
Ci sono state volte in cui avevo il buio più totale, non sapevo che cosa pubblicare, tutte le idee erano banali e prive di originalità. Tanto da aver preso in considerazione l’idea di cancellarlo definitivamente, perché avevo perso lo stimolo e la passione di scrivere.
Ho anche pensato di lasciarlo morire ma non volevo che venisse dimenticato così ho preso la decisione di postare qualsiasi cosa mi venisse in mente, anche solo per evitare il blocco dello scrittore.
La passione è tornata, ho nuove idee da pubblicare e presto vi farò sapere cosa succede nella mia terra.
Spero con tutto il cuore che duri e che apprezzerete i post che pubblicherò.


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Plumcake allo yogurt

Pubblicato: 11 maggio 2015 in Ricette
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Stasera ho deciso di provare a fare il plumcake.
Devo dire che mi è uscito soffice, per essere la prima volta che faccio questo dolce.
Questa ricetta l’ho trovata su internet, non contengono ne burro e ne latte. Insieme allo yogurt bisognerebbe aggiungere anche la ricotta, ma preferisco questa variante.

Ingredienti:

2 uova
100gr di zucchero bianco
150gr di yogurt bianco
200gr di farina bianca
1 bustina di lievito per dolci vanigliato.

Preparazione:

Mescolate con una frusta lo zucchero e le uova fino a quando non otterrete un composto spumoso. Per chi possiede la planetaria come me, dovete cambiare la frusta con lo sbattitore. (Ha la forma di una foglia).
Aggiungete lo yogurt e in seguito aggiungete la farina, mescolate con cura e alla fine aggiungete il lievito.
Infornate in uno stampo per plumcake (va bene anche in silicone), per 30 minuti a 180 gradi.

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Spero che questa nuova pagina dedicata ai dolci vi piaccia, come è piaciuta a me nel crearla.
Questa volta mi sono cimentata nel sfornare una torta Margherita senza burro.

Ecco la ricetta:

200 gr di farina bianca 0
50 gr di zucchero bianco
1 bustina di lievito vanigliato
2 uova
200 gr di latte

Procedimento:

Versate nella planetaria tutte le polveri. Quindi farina, lo zucchero e il lievito. Mescolate a velocità media, poi versate uno alla volta il rosso dell’uovo. Dopo che l’impasto si ha assorbito i tuorli, aggiungete a filo il latte, fino ad ottenere un composto liscio e spumoso.
Prendete un altra ciotola e montate a neve non ferma, (deve rimanere morbida altrimenti il dolce in cottura diventa duro), gli albumi, e le unite al composto. Mescolate sempre dal basso verso l’alto. Infornate a 180 gradi per 30-40 minuti.

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